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Col sole in fronte
/ Col sole in fronte
“Io mi chiedo se proprio quei figli che noi siamo tentati di definire come mostri non siano invece i figli più logici, più sinceri, più coerenti al sistema di cui noi stessi siamo protagonisti.”
dichiarazione di David Maria Turoldo riguardo al delitto Pietro Maso
year 2008
text ideazione e drammaturgia Maurizio Camilli
scrittura fisica Michela Lucenti
cast in scena Maurizio Camilli e balletto civile
production balletto civile
CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
B-Motion / Opera Festival Veneto
 

Del delitto Maso, a distanza di più di quindici anni, si sa quasi tutto.
Forse qualcuno lo ricorda solo vagamente. Meglio così.
Anch'io c' ho immagini e sensazioni che si confondono nella memoria.
In tutto questo tempo lui ha cercato profondamente un pentimento, dal carcere scrive poesie per Famiglia Cristiana e spera, una volta uscito, di costruirsi una nuova vita.
L'ho letto su internet, e glielo auguro di cuore.
Personalmente la sua vicenda umana non mi interessa, non voglio provare a capire perché ha fatto quello che ha fatto.
Non voglio prendere spunto dalla cronaca, ricostruirla e alterarla poeticamente come fece Koltès col suo bellissimo Roberto Zucco.

Mi interessa di più la frase struggente e dolorosa con cui Padre Turoldo commentò l'accaduto.
E inventarmi di sana pianta una situazione di finzione, che tanto so benissimo che per quanta fantasia ci metta la realtà prima o poi mi supererà terribilmente.

Sono spaventato all'idea di scrivere questo spettacolo.
Forse perché anch'io una volta ho immaginato che avrei potuto uccidere i miei genitori.
Con quel pensiero adolescenziale, per la prima volta ho perso la mia innocenza e mi sono misurato direttamente con la durezza della natura umana.
A riguardo ho sempre pensato di essere in buona compagnia, e sempre a riguardo c'è un bel saggio dello psichiatra Simon Robert che tanto per essere chiari si intitola "I buoni lo sognano i cattivi lo fanno”.
Non sarà per questo però una storia autobiografica, mio padre non è morto per colpa mia e mia madre non la voglio certo ammazzare. Le ho parlato di questo progetto e ora mi telefona appena sente parlare di un libro che tratta di parricidi e matricidi.
O è totalmente incosciente, o forse è più terrorizzata di me e aiutandomi spera che il tutto non vada a finir comunque male.

Rifiuto l'idea di costruire una situazione stereotipata tipo infanzia violenta e genitori stupratori. 
Nuovi mostri corredati di tutte le giustificazioni.
Ma senza attenuanti di bipolarismi e schizofrenie varie, collocare il tutto in uno scenario familiare, benestante, non eccessivamente violento, apparentemente normale.
Una situazione dalla quale non trarre verità e conclusioni.
Dove ad un certo punto si verifica un episodio, uno solo, si perde il controllo, e si finisce in un'entropia in assenza di morale.
Sicuramente per compiere un atto del genere, uccidere, ci dev'essere almeno una semplice propensione al male che travalica però le logiche comportamentali, più istintiva e ambientale.

Il contesto appunto. Mi interessa posizionare tutto in Veneto.
Non che il Veneto sia molto più violento delle altre regioni d'Italia, lo è solo un po' di più.
Per la statistica, comunque variabile, è il Piemonte la regione in cui si verificano le maggiori stragi familiari.
In Veneto si dice  che quando non c'hai voglia di fare un cazzo, c'hai miseria.
Non quella miseria lì, non la “Malora” di Fenoglio o la “Roba” di Verga, ma una sua declinazione.
Sono finiti gli anni dove il sordo lavoro della cultura contadina serviva a combattere la fame, la pellagra, e la fatica di un duro destino in questo mondo.
Il benessere ormai è più o meno diffuso. Ora si cercano scorciatoie per arrivare il prima possibile al maggiore risultato con il minimo sforzo, e con qualsiasi mezzo.
Alcune sono strade sofisticate, furbe, elitarie, accessibili solo a chi ha che fare con un livello del mondo, e viaggiano sui canali invisibili e impalpabili dell'economia e dell'alta finanza.
Altre invece sono alla luce del sole, a portata di mano, evidenti, frontali e popolari.
Agli ignoranti non resta che la morte con la responsabilità delle proprie mani.
Perché se ti mangi la casa con il videopoker e poi ti suicidi hai comunque scelto la strada più corta.

Non voglio alimentare una visione del mondo cupa e cinica, con scenari neomedioevali senza scampo e suggerire allora un alibi per intorpidirsi e arrendersi di fronte all'ineluttabilità del demonio/male che cova in ognuno di noi.
No, voglio raccontare invece la voglia di cambiare insita nell'essere umano, raccontare un percorso magari anche doloroso e solitario e provare a fermarmi un attimo prima del terribile atto che cambia per sempre il destino.

Maurizio Camilli / balletto civile

MAURIZIO CAMILLI si diploma alla Civica Accademia d’Arte Drammatica di Udine nel 2000 ed entra far parte de L’Impasto - Comunità Teatrale Nomade, compagnia fondata e diretta da Alessandro Berti e Michela Lucenti coprodotta dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG. Nel 2003 è tra i fondatori del progetto Balletto Civile, gruppo di ricerca intorno al linguaggio scenico totale (danza, canto, parola), diretto da Michela Lucenti.
Nel 2005 ha vinto il Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti” con il suo primo monologo ‘Ccelera!, uno spettacolo in cui “dà corpo alla trasgressione e al disagio di un giovane qualunque del Nord-Est, attraversato da una mitologia automobilistica, che intercetta Amleto e Gilles Villeneuve”.

 

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